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antropologia dell'esperienza - vista, udito, gusto, tatto, olfatto

diretto da Fabio Gemo

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ETNOFILMfest

12. MOSTRA DEL CINEMA DOCUMENTARIO ETNOGRAFICO

giovedì 30 maggio, ore 21.15 - ex Chiesa S. Stefano

Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud
SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller ideato e diretto da Fabio Gemo con Elena Agugiaro Emanuele Boscolo Vanna Lionello Anna Matterazzo Camilla Mingardo Nicola Pasetti Scritto nel 1977, liberamente tratta dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo. Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. Müller sembra dissociarsi dai rigori della logica di senso, stabilendo un mondo di simboli ermetici, multiformi e con caratteri non rappresentabili. L'opera nasce da un tentativo di "distruggere Amleto". L'impulso della distruzione è sempre stato uno dei principali motori nella scrittura di Heiner Müller. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160). È un pezzo che manda grida e lacrime al suo lettore, costringendolo a pensare, a espandere tortuosamente i limiti del concepibile. E così il teatro del nostro tempo appare ancora intimidito e irrimediabilmente attratto, per l'impossibilità della sua rappresentazione. L'intersecarsi con il Teatro della Crudeltà di Artaud e l'ironia e il disincanto di Gozzano rendono quest'opera come una possibile fine della tragedia: per dirla con Schopenhauer "solo quando si ha perso tutto il senso del vivere si riesce a trovare il vero significato dell'essere ".

sabato 1 giugno, ore 21.15 - ex Chiesa S. Stefano

ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto

SPETTACOLO TEATRALE

 

di e con

Fabio Gemo - voce narrante

Roberto Tombesi - canto, organetto, mandola

 

con la partecipazione di

Corrado Corradi - concertina e voce

A poco più di un anno dalla scomparsa di Gian Antonio Cibotto,un viaggio tra i paesaggi e le riflessioni di uno dei più importanti interpreti e conoscitori del Polesine e del Veneto.

Itinerari per Scano Boa è uno spettacolo teatrale in forma di concerto dove lo sguardo dello scrittore diventa il filo rosso per incontrare paesaggi della terra veneta e figure del mondo culturale care a Toni, da Comisso a Rigoni Stern, da Zanzotto a Palmieri.

In un ipotetico viaggio con la sua Mini Minor, Cibotto ci porta a riflettere sul Veneto di ieri e di oggi, dove spesso la nostalgia di un mondo oramai alle spalle è motivo di meditazione sulla perdita di valori e di rapporti umani assai cari allo scrittore.

La voce narrante di Fabio Gemo e le musiche di Roberto Tombesi si intrecciano in una tela che accompagna lo spettatore a immergersi nella poetica di Cibotto e nei suoi sguardi acuti e pungenti sulla propria terra.

Scano Boa diventa così il pre-testo per un’esperienza emotiva sugli sguardi e sulle illusioni di un luogo che ‘non esiste più’ ma che proprio per questo ci spinge ancora con più forza a riflettere sulla perdita di questa maravegia, presente ormai più nei sogni del poeta che nelle carte topografiche.

Fabio Gemo

Antropologo, documentarista, attore e regista, fondatore del Centro Studi sull’Etnodramma si occupa di antropologia applicata al cinema e al teatro.

Sin dal 1988 ha compiuto frequenti viaggi di ricerca in Messico, Norvegia, Cuba, Ecuador, Colombia, Canada e India,

collaborando con diversi centri teatrali sul teatro rituale e d’innovazione.

Studioso di sciamanismo e di tecniche dell’estasi, è direttore artistico dell’ETNOFILMfest, mostra del cinema documentario etnografico e di ETNOFILM – Scuola di Cinema Documentario Etnografico.

Roberto Tombesi

Architetto, etnomusicologo, insegnante, polistrumentista e cantante.

Nel 1981 ha fondato col fratello Giancarlo lo storico ensemble Calicanto contribuendo a livello internazionale a diffondere e rivitalizzare la musica di tradizione e di ispirazione veneta.

Invitato nei più importanti festival internazionali tra cui lo Smithsonian Folk Festival di Washington del 2002 diretto da Yo Yo Ma, ha pubblicato numerosi cd e libri e ha ideato, promosso e diretto innumerevoli progetti ed eventi culturali.

 

 

© Centro Studi sull'Etnodramma

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Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud
SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller ideato e diretto da Fabio Gemo con Elena Agugiaro Emanuele Boscolo Vanna Lionello Anna Matterazzo Camilla Mingardo Nicola Pasetti Scritto nel 1977, liberamente tratta dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo. Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. Müller sembra dissociarsi dai rigori della logica di senso, stabilendo un mondo di simboli ermetici, multiformi e con caratteri non rappresentabili. L'opera nasce da un tentativo di "distruggere Amleto". L'impulso della distruzione è sempre stato uno dei principali motori nella scrittura di Heiner Müller. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160). È un pezzo che manda grida e lacrime al suo lettore, costringendolo a pensare, a espandere tortuosamente i limiti del concepibile. E così il teatro del nostro tempo appare ancora intimidito e irrimediabilmente attratto, per l'impossibilità della sua rappresentazione. L'intersecarsi con il Teatro della Crudeltà di Artaud e l'ironia e il disincanto di Gozzano rendono quest'opera come una possibile fine della tragedia: per dirla con Schopenhauer "solo quando si ha perso tutto il senso del vivere si riesce a trovare il vero significato dell'essere ". ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto
Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud
SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller ideato e diretto da Fabio Gemo con Elena Agugiaro Emanuele Boscolo Vanna Lionello Anna Matterazzo Camilla Mingardo Nicola Pasetti Scritto nel 1977, liberamente tratta dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo. Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. Müller sembra dissociarsi dai rigori della logica di senso, stabilendo un mondo di simboli ermetici, multiformi e con caratteri non rappresentabili. L'opera nasce da un tentativo di "distruggere Amleto". L'impulso della distruzione è sempre stato uno dei principali motori nella scrittura di Heiner Müller. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160). È un pezzo che manda grida e lacrime al suo lettore, costringendolo a pensare, a espandere tortuosamente i limiti del concepibile. E così il teatro del nostro tempo appare ancora intimidito e irrimediabilmente attratto, per l'impossibilità della sua rappresentazione. L'intersecarsi con il Teatro della Crudeltà di Artaud e l'ironia e il disincanto di Gozzano rendono quest'opera come una possibile fine della tragedia: per dirla con Schopenhauer "solo quando si ha perso tutto il senso del vivere si riesce a trovare il vero significato dell'essere ". ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto
Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud
SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller ideato e diretto da Fabio Gemo con Elena Agugiaro Emanuele Boscolo Vanna Lionello Anna Matterazzo Camilla Mingardo Nicola Pasetti Scritto nel 1977, liberamente tratta dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo. Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. Müller sembra dissociarsi dai rigori della logica di senso, stabilendo un mondo di simboli ermetici, multiformi e con caratteri non rappresentabili. L'opera nasce da un tentativo di "distruggere Amleto". L'impulso della distruzione è sempre stato uno dei principali motori nella scrittura di Heiner Müller. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160). È un pezzo che manda grida e lacrime al suo lettore, costringendolo a pensare, a espandere tortuosamente i limiti del concepibile. E così il teatro del nostro tempo appare ancora intimidito e irrimediabilmente attratto, per l'impossibilità della sua rappresentazione. L'intersecarsi con il Teatro della Crudeltà di Artaud e l'ironia e il disincanto di Gozzano rendono quest'opera come una possibile fine della tragedia: per dirla con Schopenhauer "solo quando si ha perso tutto il senso del vivere si riesce a trovare il vero significato dell'essere ". ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto
Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud
SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller ideato e diretto da Fabio Gemo con Elena Agugiaro Emanuele Boscolo Vanna Lionello Anna Matterazzo Camilla Mingardo Nicola Pasetti Scritto nel 1977, liberamente tratta dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo. Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. Müller sembra dissociarsi dai rigori della logica di senso, stabilendo un mondo di simboli ermetici, multiformi e con caratteri non rappresentabili. L'opera nasce da un tentativo di "distruggere Amleto". L'impulso della distruzione è sempre stato uno dei principali motori nella scrittura di Heiner Müller. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160). È un pezzo che manda grida e lacrime al suo lettore, costringendolo a pensare, a espandere tortuosamente i limiti del concepibile. E così il teatro del nostro tempo appare ancora intimidito e irrimediabilmente attratto, per l'impossibilità della sua rappresentazione. L'intersecarsi con il Teatro della Crudeltà di Artaud e l'ironia e il disincanto di Gozzano rendono quest'opera come una possibile fine della tragedia: per dirla con Schopenhauer "solo quando si ha perso tutto il senso del vivere si riesce a trovare il vero significato dell'essere ". ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto