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antropologia dell'esperienza - vista, udito, gusto, tatto, olfatto

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ETNOFILM

ETNOFILMfest

11. MOSTRA DEL CINEMA DOCUMENTARIO ETNOGRAFICO

Giovedì 31 maggio, ore 20.30 - Complesso Monumentale S. Paolo

CHI SIAMO NOI? con CONCITA DE GREGORIO e CECILIA MANGINI

Apertura ufficiale

 

Presentazione del libro

Chi sono io? autoritratti, identità, reputazione

di Concita De Gregorio

2017, Edizioni Contrasto

 

 «Chi sono io?», è una carrellata impegnativa sul rapporto tra le fotografe del terzo  millennio e la fotografia, rifiutata come ricerca e scoperta del mondo intorno a sé, centrata invece sull’autoritratto: non il selfie, il selfie serve  solo per farsi riconoscere dagli altri, mentre all’autoritratto viene delegata la funzione del conoscere sé stessi e del rappresentarsi, lungo il percorso  di un arricchimento identitario necessario a tutte e a tutti.

 

 

Documentario fuori concorso

Lievito Madre. Le ragazze del secolo scorso, 60’ - 2017

realizzato da Concita De Gregorio e Esmeralda Calabria

 

Le domande delle ragazze del nostro tempo trovano risposta nelle parole delle ragazze del secolo scorso: Lievito madre è un racconto che intreccia tre generazioni e mescola la storia delle autrici del film a quella delle protagoniste. Dalle interviste a grandi protagoniste del nostro tempo, celebri e anonime, dai nostri filmini di famiglia – noi, le nostre madri, le nostre nonne – dalle parole delle giovanissime intervistate a far da colonna sonora emerge una storia che racconta la nostra, una sola voce fatta da molte voci: il lievito madre che ci ha generati. Adele Cambria, Giovanna Tedde, Natalia Aspesi, Nada Malanima, Esterina Respizzi, Lea Vergine, Giulia Maria Crespi, Luciana Castellina, Benedetta Barzini, Giovanna Marini, Emma Bonino, Cecilia Mangini, Inge Feltrinelli, Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, rivelano per la prima volta qualcosa di molto privato, qualcosa di sé.

 

 

Concita De Gregorio

Giornalista, scrittrice e firma storica de La Repubblica. Autrice di romanzi e saggi molti dei quali pubblicati da Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli. È ideatrice e conduttrice del format Fuoriroma per Raitre. Prossima al debutto la versione teatrale del suo testo Mi sa che fuori è primavera (Feltrinelli 2015) per la regia di Giorgio Barberio Corsetti. Nel 2014 ha fondato la casa di produzione Dora Maar. Lievito madre, nato dal progetto Cosa pensano le ragazze, è il suo primo lavoro per il cinema.

 

Cecilia Mangini

E’ una delle più importanti esponenti italiane del cinema documentario. Esordisce nel 1958 collaborando con Pier Paolo Pasolini, con Ignoti alla città e, successivamente, firma capolavori come Stendalì (1960), La canta delle marane (1961), All'armi siam fascisti (1962 - con Lino Del Fra e Lino Miccichè), Essere donne (1965). Ha diretto oltre 40 documentari, realizzato reportage fotografici, firmato sceneggiature di film. Attualmente vive a Roma.

 

 

 

 

 

Venerdì 1 giugno, ore 16.00 - Complesso Monumentale S. Paolo

MIRCO MELANCO INCONTRA CECILIA MANGINI

proiezione

Laboratorio di videoscrittura del DAMS - Università di Padova

LA SFIDA DI CECILIA MANGINI

regista quando le Donne non osavano - 53’, 2017

Soggetto, Produzione e Supervisione: Mirco Melanco

Regia, Sceneggiatura e Montaggio: Federico Benetello, Claudia Ferrara e Andrea Zanco

 

Cecilia Mangini è la prima donna in Italia a diventare regista-documentarista nel 1958, esordendo con “Ignoti alla città”, cortometraggio ispirato dalla lettura del romanzo sulle periferie romane di Pier Paolo Pasolini “Ragazzi di vita” (edito nel 1955).

Pasolini ne scriverà il commento così come farà anche per i testi di “Stendalì” e “La canta delle marane”. Questo videosaggio biografico si basa soprattutto sulla frequentazione del DAMS dell’Università di Padova da parte di Cecilia Mangini (anche e soprattutto amica del docente di cinema Mirco Melanco) dove è stata invitata numerose volte per presentare i suoi documentari e per discutere con gli studenti in incontri non solo dedicati all’arte cinematografica e alla fotografia, ma anche sul valore di impegni culturali ed etici che contraddistinguono e, su cui si basa, l’intera vita della regista.

 

 

Cecilia Mangini è una delle più importanti esponenti italiane del cinema documentario. Esordisce nel 1958 collaborando con Pier Paolo Pasolini, con Ignoti alla città e, successivamente, firma capolavori come Stendalì (1960), La canta delle marane (1961), All'armi siam fascisti (1962 - con Lino Del Fra e Lino Miccichè), Essere donne (1965). Ha diretto oltre 40 documentari, realizzato reportage fotografici, firmato sceneggiature di film. Attualmente vive a Roma.

 

Mirco Melanco saggista cinematografico e regista di documentari e videoinstallazioni, è professore associato (insegna Cinema del reale e Storia e teoria della sceneggiatura) del DAMS e della Magistrale in Produzioni Multimediali dell’Università di Padova. Dal 1991 è il coordinatore scientifico del Laboratorio di videoscrittura, primo esempio pratico di tecniche del montaggio audiovisivo a livello universitario europeo e, da sempre, concreto strumento didattico per preparare gli studenti al mondo del lavoro. Alla Magistrale coordina il Laboratorio di sceneggiatura applicata.

 

 

Venerdì 1 giugno, ore 18.00 - CASTELLO, Aula Businaro

TRA VITA E GIRO VITA. LA DIETA COME FABBRICA DEL CORPO con MARINO NIOLA

Mangiare non è semplicemente nutrirsi. Il cibo è diventato uno dei fattori materiali e simbolici della costruzione e ricostruzione del corpo. E i diversi regimi alimentari è diventata gli esercizi spirituali della società dell'abbondanza. Religioni del corpo e non più dell'anima per una società che ha messo il bio al posto di dio e ha trasformato l'etica in dietetica.

 

Marino Niola, è un antropologo della contemporaneità. Professore ordinario di Antropologia dei Simboli presso l’Università di Napoli SOB, dove insegna anche Mitologie gastronomiche contemporanee. Editorialista de «La Repubblica», ha una rubrica settimanale sul Venerdì intitolata Miti d’oggi. Scrive per D-La Repubblica, Il Mattino di Napoli e il Nouvel Observateur.  È condirettore del MedEatResearch (Centro di ricerca sociale sulla dieta mediterranea) del suo Ateneo. Collabora con la RAI e con altre emittenti televisive e radiofoniche italiane e straniere. Tra i suoi libri: Si fa presto a dire cotto. Un antropologo in cucina(Il Mulino 2009), Miti d'oggi(Bompiani 2012) Homo dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari (Il Mulino 2015) Il presente in poche parole (Bompiani 2016), Andare per i luoghi della dieta mediterranea, con Elisabetta Moro (Il Mulino 2017)

 

 

Sabato 2 giugno, ore 16.00 - Complesso Monumentale S. Paolo

Mario Brenta e Karine de Villers
CORPO A CORPO, 90’ - 2014 Ideazione e regia Mario Brenta e Karine de Villers Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono - le orchidee, questi fiori nello stesso tempo veri e falsi, come la nostra epoca d’altronde. Ed è attraverso il corpo di questi attori dal fisico e dal carattere singolare che il film tocca l’emozione. Nudo, arrampicato su dei tacchi a spillo, mezzo-uomo mezzadonna, il corpo diviene l’oggetto di uno sguardo che scava nel profondo dell’immaginazione e del desiderio… BLACK LIGHTS, 6’ – 2015 di Mario Brenta e Karine de Villers Episodio del film collettivo intitolato Darkness, Black light è un cortometraggio basato sulle prove dello spettacolo Méduses di Vincent Glowinski, un artista - danzatore e pittore - che utilizza la luce e il proprio corpo per dipingere sullo schermo. Attraverso il meccanismo delle black lights - che con il loro fascio di luce illuminano perpendicolarmente il corpo dell’artista -, una videocamera - che dalla posizione plongée cattura i movimenti e gli spostamenti dell’artista su una vasta area immersa nella penombra -, e il dispositivo noto come human brush technology - che consente di elaborare in tempo reale le immagini registrate, di proiettarle e fissarle su uno schermo che fa da fondale al palcoscenico -, Glowinski disegna, danzando, una partitura luminosa chiaroscurale; la creazione di uno spazio e un tempo inediti assoggettati alla pulsione primigenia e irreprimibile dell’artista. Incontro con gli autori Mario Brenta, nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova. Karine De Villers, nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, l’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo a Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo e Delta Park.

Sabato 2 giugno, ore 18.00 - CASTELLO, Aula Businaro

IL CORPO IN OCCIDENTE con UMBERTO GALIMBERTI

Seguendo le diverse concezioni del corpo che si sono succedute in Occidente si vengono a conoscere tutte le simboliche che sono alla base delle varie epoche.

La nozione di corpo nasce con Platone unitamente alla nozione di anima, da lui introdotta per risolvere un problema di conoscenza.

La tradizione giudaico-cristiana non ha alcuna nozione di anima. E il cristianesimo, tra le religioni monoteiste, è la più corporea di tutte: “il Verbo si è fatto carne”.

Nel cristianesimo l’anima viene introdotta da Agostino che la ruba a Platone e la inserisce nello scenario della salvezza

Con Cartesio Il corpo diventa organismo: sommatoria di organi. nasce la medicina come oggi la conosciamo.

Con Schopenhauer e poi con la psicoanalisi il corpo diventa il rappresentante di quell’altra soggettività, rispetto all’Io, che è la specie che tiene le redini della nostra esistenza.

Infine con la fenomenologia di Husserl, Heidegger, Sartre, Merleau-Ponty, il corpo diventa il vero soggetto della nostra esistenza e ha come suo correlato non più l’anima (come voleva il dualismo platonico protrattosi per 2.000 anni), ma il mondo.

 

Umberto Galimberti, è stato professore ordinario di antropologia culturale, filosofia della storia, psicologia generale e psicologia dinamica all’Università Cà Foscari di Venezia. Dal 1985 è membro ordinario dell'International Association of Analytical Psychology. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore dal 1986 al 1995, e dal 1995 a oggi collabora con La Repubblica. Tra le sue pubblicazioni più significative, tutte edite da Feltrinelli, ricordiamo: Il tramonto dell’Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers (1975-1984), Psichiatria e fenomenologia (1979), Il corpo (1983), Gli equivoci dell'anima (1987), Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica (1999), I vizi capitali e i nuovi vizi (2003), Le cose dell’amore (2004), La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica (2005). L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (2007), I miti del nostro tempo (2009), Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto (2012), Paesaggi dell'anima (2017), La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo (2018). E’ inoltre autore unico del Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze (2018). E’ in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera, di cui alcuni volumi sono tradotti in francese, tedesco, olandese, spagnolo, portoghese, sloveno, serbo, ceco, greco e giapponese.

Domenica 3 giugno, ore 16.00 - Complesso Monumentale S. Paolo

IN TUTTI I SENSI con ANTONIO MARAZZI

Lo studio dell'uomo va cercando una perduta unità tra il corpo e la mente, tra la percezione del mondo intorno a noi e le riflessioni del pensiero così stimolate. L'attività sensoriale si scopre estesa agli infiniti messaggi del corpo, nelle varietà espressive individuali attraverso codici propri delle diverse culture.

In sintonia con questi orientamenti, il cinema sembra voler ritrovare una unità tra narrazione e rappresentazione della realtà, tra finzione e stile documentario.

 

Antonio Marazzi è stato professore ordinario di antropologia culturale e Direttore del corso di perfezionamento in antropologia culturale e sociale presso l'Università di Padova (1980-2006). Tra il 1986 e il 1987 è stato, inoltre, ricercatore presso il National Museum of Ethnology di Osaka, mentre tra il 1992 e il 1993 è stato docente di Visual Thinking presso la New York University. Durante la propria carriera Marazzi ha ricoperto importanti ruoli istituzionali quali quello di rappresentante della IUAES (International Union of Anthropology and Ethnological Sciences) presso il Comité International de Philosophie et Sciences Humaines e quello di Chairman della Commission on Visual Anthropology della IUAES (1992-2003).

Oltre ai primi lavori di interesse etnologico basati sullo studio della cultura giapponese, indiana e tibetana si segnalano in questa sede i più recenti interessi di ricerca dell'antropologo italiano, ossia l'antropologia visiva, il rapporto tra sensi e cultura e l'antropologia dell'uomo artificiale.

Domenica 3 giugno, ore 17.00 - Complesso Monumentale S. Paolo

LA RETE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA ITALIANE UN BENE IMMATERIALE PATRIMONIO DELL'UMANITA'
proiezione del video di Francesco De Melis UN PATRIMONIO SULLE SPALLE, 12’ - 2017 Le "macchine a spalla" sono strutture processionali talvolta impressionanti, come quelle di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, la cui "rete", protagonista di questo evento, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Un incontro per riflettere sulla tutela dei nostri beni immateriali e un video, girato non per caso con la tecnica della "macchina a spalla", che ci tuffa nel cuore di questi avvenimenti portentosi, fino a mostrarceli dal punto di vista e dal "punto di udito" degli stessi portatori. INTERVENGONO Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia; Patrizia Nardi, Focal Point Unesco per la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane; Stefania Baldinotti RUP del progetto, antropologa responsabile ICDEA; Patrizia Giancotti, antropologa, responsabile del piano di comunicazione; Francesco De Melis, regista e compositore. Con la partecipazione dei Sindaci di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo e di esponenti delle quattro comunità festive della Rete. Interverrà il Senatore Paolo Russo, del gruppo parlamentare che ha sostenuto l’emendamento della Legge 77/2006 in favore della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

Domenica 3 giugno, ore 20.45 - Complesso Monumentale S. Paolo

ricordando ERMANNO OLMI
proiezione Comm'è bella 'a muntagna stanotte Appunti dal set “TORNERANNO I PRATI” di Ermanno Olmi di Fabrizio Cattani – 50’ - 2014 Nel documentario backstage sulla lavorazione del film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi– di per sé un’altra poesia – Olmi spiega agli attori il film che aveva in testa, nel cuore: la natura tripartita tra “premessa, apprendimento, allucinazione”, la sua personale gerarchia: “Più dei gradi militari contano le relazioni umane” e la necessità di un “racconto non realistico ma evocativo, sebbene questi fatti siano realmente accaduti”. Ha ragione Santamaria a definirlo “un illuminato, lavorare con lui è come farlo con il Dalai Lama”, e lo stesso vale per il canterino Andrea Di Maria: “Non abbiamo fatto altro che piangere, dal primo ciak alla prima proiezione del film” e per Camillo Grassi: “Ermanno non ha bisogno di attori, ma di anime: le battute possono anche andare al diavolo!”. Si respira nelle loro parole la solidarietà, la fatica e l’unicità del set: “Ermanno voleva soprattutto che fosse un film utile, voleva – ricorda Di Maria – che sentissimo il sangue sotto quella neve bianchissima”. Già, perché le otto settimane di riprese sull’Altopiano dei Sette Comuni sono state “una battaglia nella neve, che abbiamo vinto guidati dal capitano Ermanno: nessuno si è tirato indietro sul set!”, dice la figlia produttrice Elisabetta Olmi. C’è da crederle: oltre tre metri e mezzo di neve a seppellire le due trincee ricostruite a 1800 e 1100 metri d’altezza, temperature glaciali e, se ancora non bastasse, l’ecologico protocollo Edison Green da seguire. Per fortuna, scherza l’amico e collaboratore alla regia di Olmi Maurizio Zaccaro, “c’era la grappa (No-nino, ndr)”. Anche quella, crediamo, per carburare la vita di un nuovo villaggio di cartone, derelitti costretti a combattere altri derelitti a cui nulla avevano da rimproverare: “I nemici – stigmatizzava Olmi nel backstage – non sono nella trincea di fronte, ma sono quelli che ti hanno mandato in trincea a colpire quelli come te”. Badate bene, se Ermanno – e la sua filmografia sta lì a rammentarlo – invoca la pace, non lo fa per timida inerzia, annacquando le responsabilità, ma puntando la camera contro i colpevoli: “Il presupposto dei conflitti è sempre lo stesso: potere per pochi, ricchezza per pochi”. Dunque, un film che sia “almeno un indizio per uscire dalla trappola vergognosa del tradimento dei più deboli” e che è anche il migliore, anzi, l’unico modo per celebrare con dignità i 100 anni dalla Prima guerra mondiale. (di Federico Pontiggia) con la presenza del regista Fabrizio Cattani è autore e regista del film lungometraggio “Il rabdomante” uscito nel 2007 e vincitore di 20 premi in vari Festival Cinematografici. Nel 2011 è autore e regista del film lungometraggio “Maternity Blues” tratto dal testo teatrale "From Medea" di Grazia Verasani, protagoniste sono quattro donne unite da una colpa comune l'infanticidio,è ambientato in un ospedale psichiatrico dove le madri si trovano dopo aver uccisi i figli appena nati, confrontandosi con un terribile senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze, il film, uscito nelle sale italiane il 27 aprile 2012 con la Distribuzione Fandango, è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film ha vinto 16 Premi in vari Festival Cinematografici italiani ed internazionali tra cui il Premio Tonino Guerra per la migliore sceneggiatura al BIF&ST di Bari per il film Maternity Blues, il Globo d'Oro della Stampa Estera in Italia come "Film da non dimenticare", l'"European Golden Globe" ad Andrea Osvart come attrice rivelazione per Maternity Blues, e sempre ad Andrea Osvart, il Nastro d'Argento dei Critici Cinematografici per l'interpretazione nel film. Nel 2014 realizza il documentario “Comm'è bella 'a muntagna stanotte” sulla lavorazione del film “torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Nel 2016 è autore e regista del film lungometraggio ”cronaca di una passione” dedicato ai suicidi di coloro che non hanno retto alla crisi economica. È stato inserito tra cinque film del 2017 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Il film è stato presentato in concorso ad Agosto 2017 al Festival del Cinema di Teheran (Iran) vincendo i premi come Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista (Valeria Ciangottini). Sempre ad Agosto 2017 all' “Eurasia International Film Festival” di Mosca il film ha vinto i premi come Miglior Film e Miglior Attore Protagonista (Vittorio Viviani).

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CHI SIAMO NOI? con CONCITA DE GREGORIO e CECILIA MANGINI
MIRCO MELANCO INCONTRA CECILIA MANGINI
TRA VITA E GIRO VITA. LA DIETA COME FABBRICA DEL CORPO con MARINO NIOLA
Mario Brenta e Karine de Villers
CORPO A CORPO, 90’ - 2014 Ideazione e regia Mario Brenta e Karine de Villers Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono - le orchidee, questi fiori nello stesso tempo veri e falsi, come la nostra epoca d’altronde. Ed è attraverso il corpo di questi attori dal fisico e dal carattere singolare che il film tocca l’emozione. Nudo, arrampicato su dei tacchi a spillo, mezzo-uomo mezzadonna, il corpo diviene l’oggetto di uno sguardo che scava nel profondo dell’immaginazione e del desiderio… BLACK LIGHTS, 6’ – 2015 di Mario Brenta e Karine de Villers Episodio del film collettivo intitolato Darkness, Black light è un cortometraggio basato sulle prove dello spettacolo Méduses di Vincent Glowinski, un artista - danzatore e pittore - che utilizza la luce e il proprio corpo per dipingere sullo schermo. Attraverso il meccanismo delle black lights - che con il loro fascio di luce illuminano perpendicolarmente il corpo dell’artista -, una videocamera - che dalla posizione plongée cattura i movimenti e gli spostamenti dell’artista su una vasta area immersa nella penombra -, e il dispositivo noto come human brush technology - che consente di elaborare in tempo reale le immagini registrate, di proiettarle e fissarle su uno schermo che fa da fondale al palcoscenico -, Glowinski disegna, danzando, una partitura luminosa chiaroscurale; la creazione di uno spazio e un tempo inediti assoggettati alla pulsione primigenia e irreprimibile dell’artista. Incontro con gli autori Mario Brenta, nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova. Karine De Villers, nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, l’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo a Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo e Delta Park. IL CORPO IN OCCIDENTE con UMBERTO GALIMBERTI
IN TUTTI I SENSI con ANTONIO MARAZZI
LA RETE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA ITALIANE UN BENE IMMATERIALE PATRIMONIO DELL'UMANITA'
proiezione del video di Francesco De Melis UN PATRIMONIO SULLE SPALLE, 12’ - 2017 Le "macchine a spalla" sono strutture processionali talvolta impressionanti, come quelle di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, la cui "rete", protagonista di questo evento, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Un incontro per riflettere sulla tutela dei nostri beni immateriali e un video, girato non per caso con la tecnica della "macchina a spalla", che ci tuffa nel cuore di questi avvenimenti portentosi, fino a mostrarceli dal punto di vista e dal "punto di udito" degli stessi portatori. INTERVENGONO Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia; Patrizia Nardi, Focal Point Unesco per la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane; Stefania Baldinotti RUP del progetto, antropologa responsabile ICDEA; Patrizia Giancotti, antropologa, responsabile del piano di comunicazione; Francesco De Melis, regista e compositore. Con la partecipazione dei Sindaci di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo e di esponenti delle quattro comunità festive della Rete. Interverrà il Senatore Paolo Russo, del gruppo parlamentare che ha sostenuto l’emendamento della Legge 77/2006 in favore della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. ricordando ERMANNO OLMI
proiezione Comm'è bella 'a muntagna stanotte Appunti dal set “TORNERANNO I PRATI” di Ermanno Olmi di Fabrizio Cattani – 50’ - 2014 Nel documentario backstage sulla lavorazione del film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi– di per sé un’altra poesia – Olmi spiega agli attori il film che aveva in testa, nel cuore: la natura tripartita tra “premessa, apprendimento, allucinazione”, la sua personale gerarchia: “Più dei gradi militari contano le relazioni umane” e la necessità di un “racconto non realistico ma evocativo, sebbene questi fatti siano realmente accaduti”. Ha ragione Santamaria a definirlo “un illuminato, lavorare con lui è come farlo con il Dalai Lama”, e lo stesso vale per il canterino Andrea Di Maria: “Non abbiamo fatto altro che piangere, dal primo ciak alla prima proiezione del film” e per Camillo Grassi: “Ermanno non ha bisogno di attori, ma di anime: le battute possono anche andare al diavolo!”. Si respira nelle loro parole la solidarietà, la fatica e l’unicità del set: “Ermanno voleva soprattutto che fosse un film utile, voleva – ricorda Di Maria – che sentissimo il sangue sotto quella neve bianchissima”. Già, perché le otto settimane di riprese sull’Altopiano dei Sette Comuni sono state “una battaglia nella neve, che abbiamo vinto guidati dal capitano Ermanno: nessuno si è tirato indietro sul set!”, dice la figlia produttrice Elisabetta Olmi. C’è da crederle: oltre tre metri e mezzo di neve a seppellire le due trincee ricostruite a 1800 e 1100 metri d’altezza, temperature glaciali e, se ancora non bastasse, l’ecologico protocollo Edison Green da seguire. Per fortuna, scherza l’amico e collaboratore alla regia di Olmi Maurizio Zaccaro, “c’era la grappa (No-nino, ndr)”. Anche quella, crediamo, per carburare la vita di un nuovo villaggio di cartone, derelitti costretti a combattere altri derelitti a cui nulla avevano da rimproverare: “I nemici – stigmatizzava Olmi nel backstage – non sono nella trincea di fronte, ma sono quelli che ti hanno mandato in trincea a colpire quelli come te”. Badate bene, se Ermanno – e la sua filmografia sta lì a rammentarlo – invoca la pace, non lo fa per timida inerzia, annacquando le responsabilità, ma puntando la camera contro i colpevoli: “Il presupposto dei conflitti è sempre lo stesso: potere per pochi, ricchezza per pochi”. Dunque, un film che sia “almeno un indizio per uscire dalla trappola vergognosa del tradimento dei più deboli” e che è anche il migliore, anzi, l’unico modo per celebrare con dignità i 100 anni dalla Prima guerra mondiale. (di Federico Pontiggia) con la presenza del regista Fabrizio Cattani è autore e regista del film lungometraggio “Il rabdomante” uscito nel 2007 e vincitore di 20 premi in vari Festival Cinematografici. Nel 2011 è autore e regista del film lungometraggio “Maternity Blues” tratto dal testo teatrale "From Medea" di Grazia Verasani, protagoniste sono quattro donne unite da una colpa comune l'infanticidio,è ambientato in un ospedale psichiatrico dove le madri si trovano dopo aver uccisi i figli appena nati, confrontandosi con un terribile senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze, il film, uscito nelle sale italiane il 27 aprile 2012 con la Distribuzione Fandango, è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film ha vinto 16 Premi in vari Festival Cinematografici italiani ed internazionali tra cui il Premio Tonino Guerra per la migliore sceneggiatura al BIF&ST di Bari per il film Maternity Blues, il Globo d'Oro della Stampa Estera in Italia come "Film da non dimenticare", l'"European Golden Globe" ad Andrea Osvart come attrice rivelazione per Maternity Blues, e sempre ad Andrea Osvart, il Nastro d'Argento dei Critici Cinematografici per l'interpretazione nel film. Nel 2014 realizza il documentario “Comm'è bella 'a muntagna stanotte” sulla lavorazione del film “torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Nel 2016 è autore e regista del film lungometraggio ”cronaca di una passione” dedicato ai suicidi di coloro che non hanno retto alla crisi economica. È stato inserito tra cinque film del 2017 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Il film è stato presentato in concorso ad Agosto 2017 al Festival del Cinema di Teheran (Iran) vincendo i premi come Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista (Valeria Ciangottini). Sempre ad Agosto 2017 all' “Eurasia International Film Festival” di Mosca il film ha vinto i premi come Miglior Film e Miglior Attore Protagonista (Vittorio Viviani).
CHI SIAMO NOI? con CONCITA DE GREGORIO e CECILIA MANGINI
MIRCO MELANCO INCONTRA CECILIA MANGINI
TRA VITA E GIRO VITA. LA DIETA COME FABBRICA DEL CORPO con MARINO NIOLA
Mario Brenta e Karine de Villers
CORPO A CORPO, 90’ - 2014 Ideazione e regia Mario Brenta e Karine de Villers Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono - le orchidee, questi fiori nello stesso tempo veri e falsi, come la nostra epoca d’altronde. Ed è attraverso il corpo di questi attori dal fisico e dal carattere singolare che il film tocca l’emozione. Nudo, arrampicato su dei tacchi a spillo, mezzo-uomo mezzadonna, il corpo diviene l’oggetto di uno sguardo che scava nel profondo dell’immaginazione e del desiderio… BLACK LIGHTS, 6’ – 2015 di Mario Brenta e Karine de Villers Episodio del film collettivo intitolato Darkness, Black light è un cortometraggio basato sulle prove dello spettacolo Méduses di Vincent Glowinski, un artista - danzatore e pittore - che utilizza la luce e il proprio corpo per dipingere sullo schermo. Attraverso il meccanismo delle black lights - che con il loro fascio di luce illuminano perpendicolarmente il corpo dell’artista -, una videocamera - che dalla posizione plongée cattura i movimenti e gli spostamenti dell’artista su una vasta area immersa nella penombra -, e il dispositivo noto come human brush technology - che consente di elaborare in tempo reale le immagini registrate, di proiettarle e fissarle su uno schermo che fa da fondale al palcoscenico -, Glowinski disegna, danzando, una partitura luminosa chiaroscurale; la creazione di uno spazio e un tempo inediti assoggettati alla pulsione primigenia e irreprimibile dell’artista. Incontro con gli autori Mario Brenta, nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova. Karine De Villers, nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, l’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo a Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo e Delta Park. IL CORPO IN OCCIDENTE con UMBERTO GALIMBERTI
IN TUTTI I SENSI con ANTONIO MARAZZI
LA RETE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA ITALIANE UN BENE IMMATERIALE PATRIMONIO DELL'UMANITA'
proiezione del video di Francesco De Melis UN PATRIMONIO SULLE SPALLE, 12’ - 2017 Le "macchine a spalla" sono strutture processionali talvolta impressionanti, come quelle di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, la cui "rete", protagonista di questo evento, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Un incontro per riflettere sulla tutela dei nostri beni immateriali e un video, girato non per caso con la tecnica della "macchina a spalla", che ci tuffa nel cuore di questi avvenimenti portentosi, fino a mostrarceli dal punto di vista e dal "punto di udito" degli stessi portatori. INTERVENGONO Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia; Patrizia Nardi, Focal Point Unesco per la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane; Stefania Baldinotti RUP del progetto, antropologa responsabile ICDEA; Patrizia Giancotti, antropologa, responsabile del piano di comunicazione; Francesco De Melis, regista e compositore. Con la partecipazione dei Sindaci di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo e di esponenti delle quattro comunità festive della Rete. Interverrà il Senatore Paolo Russo, del gruppo parlamentare che ha sostenuto l’emendamento della Legge 77/2006 in favore della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. ricordando ERMANNO OLMI
proiezione Comm'è bella 'a muntagna stanotte Appunti dal set “TORNERANNO I PRATI” di Ermanno Olmi di Fabrizio Cattani – 50’ - 2014 Nel documentario backstage sulla lavorazione del film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi– di per sé un’altra poesia – Olmi spiega agli attori il film che aveva in testa, nel cuore: la natura tripartita tra “premessa, apprendimento, allucinazione”, la sua personale gerarchia: “Più dei gradi militari contano le relazioni umane” e la necessità di un “racconto non realistico ma evocativo, sebbene questi fatti siano realmente accaduti”. Ha ragione Santamaria a definirlo “un illuminato, lavorare con lui è come farlo con il Dalai Lama”, e lo stesso vale per il canterino Andrea Di Maria: “Non abbiamo fatto altro che piangere, dal primo ciak alla prima proiezione del film” e per Camillo Grassi: “Ermanno non ha bisogno di attori, ma di anime: le battute possono anche andare al diavolo!”. Si respira nelle loro parole la solidarietà, la fatica e l’unicità del set: “Ermanno voleva soprattutto che fosse un film utile, voleva – ricorda Di Maria – che sentissimo il sangue sotto quella neve bianchissima”. Già, perché le otto settimane di riprese sull’Altopiano dei Sette Comuni sono state “una battaglia nella neve, che abbiamo vinto guidati dal capitano Ermanno: nessuno si è tirato indietro sul set!”, dice la figlia produttrice Elisabetta Olmi. C’è da crederle: oltre tre metri e mezzo di neve a seppellire le due trincee ricostruite a 1800 e 1100 metri d’altezza, temperature glaciali e, se ancora non bastasse, l’ecologico protocollo Edison Green da seguire. Per fortuna, scherza l’amico e collaboratore alla regia di Olmi Maurizio Zaccaro, “c’era la grappa (No-nino, ndr)”. Anche quella, crediamo, per carburare la vita di un nuovo villaggio di cartone, derelitti costretti a combattere altri derelitti a cui nulla avevano da rimproverare: “I nemici – stigmatizzava Olmi nel backstage – non sono nella trincea di fronte, ma sono quelli che ti hanno mandato in trincea a colpire quelli come te”. Badate bene, se Ermanno – e la sua filmografia sta lì a rammentarlo – invoca la pace, non lo fa per timida inerzia, annacquando le responsabilità, ma puntando la camera contro i colpevoli: “Il presupposto dei conflitti è sempre lo stesso: potere per pochi, ricchezza per pochi”. Dunque, un film che sia “almeno un indizio per uscire dalla trappola vergognosa del tradimento dei più deboli” e che è anche il migliore, anzi, l’unico modo per celebrare con dignità i 100 anni dalla Prima guerra mondiale. (di Federico Pontiggia) con la presenza del regista Fabrizio Cattani è autore e regista del film lungometraggio “Il rabdomante” uscito nel 2007 e vincitore di 20 premi in vari Festival Cinematografici. Nel 2011 è autore e regista del film lungometraggio “Maternity Blues” tratto dal testo teatrale "From Medea" di Grazia Verasani, protagoniste sono quattro donne unite da una colpa comune l'infanticidio,è ambientato in un ospedale psichiatrico dove le madri si trovano dopo aver uccisi i figli appena nati, confrontandosi con un terribile senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze, il film, uscito nelle sale italiane il 27 aprile 2012 con la Distribuzione Fandango, è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film ha vinto 16 Premi in vari Festival Cinematografici italiani ed internazionali tra cui il Premio Tonino Guerra per la migliore sceneggiatura al BIF&ST di Bari per il film Maternity Blues, il Globo d'Oro della Stampa Estera in Italia come "Film da non dimenticare", l'"European Golden Globe" ad Andrea Osvart come attrice rivelazione per Maternity Blues, e sempre ad Andrea Osvart, il Nastro d'Argento dei Critici Cinematografici per l'interpretazione nel film. Nel 2014 realizza il documentario “Comm'è bella 'a muntagna stanotte” sulla lavorazione del film “torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Nel 2016 è autore e regista del film lungometraggio ”cronaca di una passione” dedicato ai suicidi di coloro che non hanno retto alla crisi economica. È stato inserito tra cinque film del 2017 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Il film è stato presentato in concorso ad Agosto 2017 al Festival del Cinema di Teheran (Iran) vincendo i premi come Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista (Valeria Ciangottini). Sempre ad Agosto 2017 all' “Eurasia International Film Festival” di Mosca il film ha vinto i premi come Miglior Film e Miglior Attore Protagonista (Vittorio Viviani).
CHI SIAMO NOI? con CONCITA DE GREGORIO e CECILIA MANGINI
MIRCO MELANCO INCONTRA CECILIA MANGINI
TRA VITA E GIRO VITA. LA DIETA COME FABBRICA DEL CORPO con MARINO NIOLA
Mario Brenta e Karine de Villers
CORPO A CORPO, 90’ - 2014 Ideazione e regia Mario Brenta e Karine de Villers Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono - le orchidee, questi fiori nello stesso tempo veri e falsi, come la nostra epoca d’altronde. Ed è attraverso il corpo di questi attori dal fisico e dal carattere singolare che il film tocca l’emozione. Nudo, arrampicato su dei tacchi a spillo, mezzo-uomo mezzadonna, il corpo diviene l’oggetto di uno sguardo che scava nel profondo dell’immaginazione e del desiderio… BLACK LIGHTS, 6’ – 2015 di Mario Brenta e Karine de Villers Episodio del film collettivo intitolato Darkness, Black light è un cortometraggio basato sulle prove dello spettacolo Méduses di Vincent Glowinski, un artista - danzatore e pittore - che utilizza la luce e il proprio corpo per dipingere sullo schermo. Attraverso il meccanismo delle black lights - che con il loro fascio di luce illuminano perpendicolarmente il corpo dell’artista -, una videocamera - che dalla posizione plongée cattura i movimenti e gli spostamenti dell’artista su una vasta area immersa nella penombra -, e il dispositivo noto come human brush technology - che consente di elaborare in tempo reale le immagini registrate, di proiettarle e fissarle su uno schermo che fa da fondale al palcoscenico -, Glowinski disegna, danzando, una partitura luminosa chiaroscurale; la creazione di uno spazio e un tempo inediti assoggettati alla pulsione primigenia e irreprimibile dell’artista. Incontro con gli autori Mario Brenta, nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova. Karine De Villers, nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, l’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo a Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo e Delta Park. IL CORPO IN OCCIDENTE con UMBERTO GALIMBERTI
IN TUTTI I SENSI con ANTONIO MARAZZI
LA RETE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA ITALIANE UN BENE IMMATERIALE PATRIMONIO DELL'UMANITA'
proiezione del video di Francesco De Melis UN PATRIMONIO SULLE SPALLE, 12’ - 2017 Le "macchine a spalla" sono strutture processionali talvolta impressionanti, come quelle di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, la cui "rete", protagonista di questo evento, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Un incontro per riflettere sulla tutela dei nostri beni immateriali e un video, girato non per caso con la tecnica della "macchina a spalla", che ci tuffa nel cuore di questi avvenimenti portentosi, fino a mostrarceli dal punto di vista e dal "punto di udito" degli stessi portatori. INTERVENGONO Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia; Patrizia Nardi, Focal Point Unesco per la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane; Stefania Baldinotti RUP del progetto, antropologa responsabile ICDEA; Patrizia Giancotti, antropologa, responsabile del piano di comunicazione; Francesco De Melis, regista e compositore. Con la partecipazione dei Sindaci di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo e di esponenti delle quattro comunità festive della Rete. Interverrà il Senatore Paolo Russo, del gruppo parlamentare che ha sostenuto l’emendamento della Legge 77/2006 in favore della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. ricordando ERMANNO OLMI
proiezione Comm'è bella 'a muntagna stanotte Appunti dal set “TORNERANNO I PRATI” di Ermanno Olmi di Fabrizio Cattani – 50’ - 2014 Nel documentario backstage sulla lavorazione del film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi– di per sé un’altra poesia – Olmi spiega agli attori il film che aveva in testa, nel cuore: la natura tripartita tra “premessa, apprendimento, allucinazione”, la sua personale gerarchia: “Più dei gradi militari contano le relazioni umane” e la necessità di un “racconto non realistico ma evocativo, sebbene questi fatti siano realmente accaduti”. Ha ragione Santamaria a definirlo “un illuminato, lavorare con lui è come farlo con il Dalai Lama”, e lo stesso vale per il canterino Andrea Di Maria: “Non abbiamo fatto altro che piangere, dal primo ciak alla prima proiezione del film” e per Camillo Grassi: “Ermanno non ha bisogno di attori, ma di anime: le battute possono anche andare al diavolo!”. Si respira nelle loro parole la solidarietà, la fatica e l’unicità del set: “Ermanno voleva soprattutto che fosse un film utile, voleva – ricorda Di Maria – che sentissimo il sangue sotto quella neve bianchissima”. Già, perché le otto settimane di riprese sull’Altopiano dei Sette Comuni sono state “una battaglia nella neve, che abbiamo vinto guidati dal capitano Ermanno: nessuno si è tirato indietro sul set!”, dice la figlia produttrice Elisabetta Olmi. C’è da crederle: oltre tre metri e mezzo di neve a seppellire le due trincee ricostruite a 1800 e 1100 metri d’altezza, temperature glaciali e, se ancora non bastasse, l’ecologico protocollo Edison Green da seguire. Per fortuna, scherza l’amico e collaboratore alla regia di Olmi Maurizio Zaccaro, “c’era la grappa (No-nino, ndr)”. Anche quella, crediamo, per carburare la vita di un nuovo villaggio di cartone, derelitti costretti a combattere altri derelitti a cui nulla avevano da rimproverare: “I nemici – stigmatizzava Olmi nel backstage – non sono nella trincea di fronte, ma sono quelli che ti hanno mandato in trincea a colpire quelli come te”. Badate bene, se Ermanno – e la sua filmografia sta lì a rammentarlo – invoca la pace, non lo fa per timida inerzia, annacquando le responsabilità, ma puntando la camera contro i colpevoli: “Il presupposto dei conflitti è sempre lo stesso: potere per pochi, ricchezza per pochi”. Dunque, un film che sia “almeno un indizio per uscire dalla trappola vergognosa del tradimento dei più deboli” e che è anche il migliore, anzi, l’unico modo per celebrare con dignità i 100 anni dalla Prima guerra mondiale. (di Federico Pontiggia) con la presenza del regista Fabrizio Cattani è autore e regista del film lungometraggio “Il rabdomante” uscito nel 2007 e vincitore di 20 premi in vari Festival Cinematografici. Nel 2011 è autore e regista del film lungometraggio “Maternity Blues” tratto dal testo teatrale "From Medea" di Grazia Verasani, protagoniste sono quattro donne unite da una colpa comune l'infanticidio,è ambientato in un ospedale psichiatrico dove le madri si trovano dopo aver uccisi i figli appena nati, confrontandosi con un terribile senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze, il film, uscito nelle sale italiane il 27 aprile 2012 con la Distribuzione Fandango, è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film ha vinto 16 Premi in vari Festival Cinematografici italiani ed internazionali tra cui il Premio Tonino Guerra per la migliore sceneggiatura al BIF&ST di Bari per il film Maternity Blues, il Globo d'Oro della Stampa Estera in Italia come "Film da non dimenticare", l'"European Golden Globe" ad Andrea Osvart come attrice rivelazione per Maternity Blues, e sempre ad Andrea Osvart, il Nastro d'Argento dei Critici Cinematografici per l'interpretazione nel film. Nel 2014 realizza il documentario “Comm'è bella 'a muntagna stanotte” sulla lavorazione del film “torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Nel 2016 è autore e regista del film lungometraggio ”cronaca di una passione” dedicato ai suicidi di coloro che non hanno retto alla crisi economica. È stato inserito tra cinque film del 2017 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Il film è stato presentato in concorso ad Agosto 2017 al Festival del Cinema di Teheran (Iran) vincendo i premi come Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista (Valeria Ciangottini). Sempre ad Agosto 2017 all' “Eurasia International Film Festival” di Mosca il film ha vinto i premi come Miglior Film e Miglior Attore Protagonista (Vittorio Viviani).
CHI SIAMO NOI? con CONCITA DE GREGORIO e CECILIA MANGINI
MIRCO MELANCO INCONTRA CECILIA MANGINI
TRA VITA E GIRO VITA. LA DIETA COME FABBRICA DEL CORPO con MARINO NIOLA
Mario Brenta e Karine de Villers
CORPO A CORPO, 90’ - 2014 Ideazione e regia Mario Brenta e Karine de Villers Dalla scena allo schermo non c’è che lo spessore di una tela. Ma su questa tela bianca molteplici universi s’intrecciano e si giustappongono dando vita ad uno spettacolo cinematografico autonomo, a sé stante che trae origine, senza bisogno di un testo scritto, dalle improvvisazioni degli attori durante le prove di Orchidee di Pippo Delbono - le orchidee, questi fiori nello stesso tempo veri e falsi, come la nostra epoca d’altronde. Ed è attraverso il corpo di questi attori dal fisico e dal carattere singolare che il film tocca l’emozione. Nudo, arrampicato su dei tacchi a spillo, mezzo-uomo mezzadonna, il corpo diviene l’oggetto di uno sguardo che scava nel profondo dell’immaginazione e del desiderio… BLACK LIGHTS, 6’ – 2015 di Mario Brenta e Karine de Villers Episodio del film collettivo intitolato Darkness, Black light è un cortometraggio basato sulle prove dello spettacolo Méduses di Vincent Glowinski, un artista - danzatore e pittore - che utilizza la luce e il proprio corpo per dipingere sullo schermo. Attraverso il meccanismo delle black lights - che con il loro fascio di luce illuminano perpendicolarmente il corpo dell’artista -, una videocamera - che dalla posizione plongée cattura i movimenti e gli spostamenti dell’artista su una vasta area immersa nella penombra -, e il dispositivo noto come human brush technology - che consente di elaborare in tempo reale le immagini registrate, di proiettarle e fissarle su uno schermo che fa da fondale al palcoscenico -, Glowinski disegna, danzando, una partitura luminosa chiaroscurale; la creazione di uno spazio e un tempo inediti assoggettati alla pulsione primigenia e irreprimibile dell’artista. Incontro con gli autori Mario Brenta, nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova. Karine De Villers, nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, l’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo a Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo e Delta Park. IL CORPO IN OCCIDENTE con UMBERTO GALIMBERTI
IN TUTTI I SENSI con ANTONIO MARAZZI
LA RETE DELLE GRANDI MACCHINE A SPALLA ITALIANE UN BENE IMMATERIALE PATRIMONIO DELL'UMANITA'
proiezione del video di Francesco De Melis UN PATRIMONIO SULLE SPALLE, 12’ - 2017 Le "macchine a spalla" sono strutture processionali talvolta impressionanti, come quelle di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, la cui "rete", protagonista di questo evento, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Un incontro per riflettere sulla tutela dei nostri beni immateriali e un video, girato non per caso con la tecnica della "macchina a spalla", che ci tuffa nel cuore di questi avvenimenti portentosi, fino a mostrarceli dal punto di vista e dal "punto di udito" degli stessi portatori. INTERVENGONO Leandro Ventura, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia; Patrizia Nardi, Focal Point Unesco per la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane; Stefania Baldinotti RUP del progetto, antropologa responsabile ICDEA; Patrizia Giancotti, antropologa, responsabile del piano di comunicazione; Francesco De Melis, regista e compositore. Con la partecipazione dei Sindaci di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo e di esponenti delle quattro comunità festive della Rete. Interverrà il Senatore Paolo Russo, del gruppo parlamentare che ha sostenuto l’emendamento della Legge 77/2006 in favore della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. ricordando ERMANNO OLMI
proiezione Comm'è bella 'a muntagna stanotte Appunti dal set “TORNERANNO I PRATI” di Ermanno Olmi di Fabrizio Cattani – 50’ - 2014 Nel documentario backstage sulla lavorazione del film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi– di per sé un’altra poesia – Olmi spiega agli attori il film che aveva in testa, nel cuore: la natura tripartita tra “premessa, apprendimento, allucinazione”, la sua personale gerarchia: “Più dei gradi militari contano le relazioni umane” e la necessità di un “racconto non realistico ma evocativo, sebbene questi fatti siano realmente accaduti”. Ha ragione Santamaria a definirlo “un illuminato, lavorare con lui è come farlo con il Dalai Lama”, e lo stesso vale per il canterino Andrea Di Maria: “Non abbiamo fatto altro che piangere, dal primo ciak alla prima proiezione del film” e per Camillo Grassi: “Ermanno non ha bisogno di attori, ma di anime: le battute possono anche andare al diavolo!”. Si respira nelle loro parole la solidarietà, la fatica e l’unicità del set: “Ermanno voleva soprattutto che fosse un film utile, voleva – ricorda Di Maria – che sentissimo il sangue sotto quella neve bianchissima”. Già, perché le otto settimane di riprese sull’Altopiano dei Sette Comuni sono state “una battaglia nella neve, che abbiamo vinto guidati dal capitano Ermanno: nessuno si è tirato indietro sul set!”, dice la figlia produttrice Elisabetta Olmi. C’è da crederle: oltre tre metri e mezzo di neve a seppellire le due trincee ricostruite a 1800 e 1100 metri d’altezza, temperature glaciali e, se ancora non bastasse, l’ecologico protocollo Edison Green da seguire. Per fortuna, scherza l’amico e collaboratore alla regia di Olmi Maurizio Zaccaro, “c’era la grappa (No-nino, ndr)”. Anche quella, crediamo, per carburare la vita di un nuovo villaggio di cartone, derelitti costretti a combattere altri derelitti a cui nulla avevano da rimproverare: “I nemici – stigmatizzava Olmi nel backstage – non sono nella trincea di fronte, ma sono quelli che ti hanno mandato in trincea a colpire quelli come te”. Badate bene, se Ermanno – e la sua filmografia sta lì a rammentarlo – invoca la pace, non lo fa per timida inerzia, annacquando le responsabilità, ma puntando la camera contro i colpevoli: “Il presupposto dei conflitti è sempre lo stesso: potere per pochi, ricchezza per pochi”. Dunque, un film che sia “almeno un indizio per uscire dalla trappola vergognosa del tradimento dei più deboli” e che è anche il migliore, anzi, l’unico modo per celebrare con dignità i 100 anni dalla Prima guerra mondiale. (di Federico Pontiggia) con la presenza del regista Fabrizio Cattani è autore e regista del film lungometraggio “Il rabdomante” uscito nel 2007 e vincitore di 20 premi in vari Festival Cinematografici. Nel 2011 è autore e regista del film lungometraggio “Maternity Blues” tratto dal testo teatrale "From Medea" di Grazia Verasani, protagoniste sono quattro donne unite da una colpa comune l'infanticidio,è ambientato in un ospedale psichiatrico dove le madri si trovano dopo aver uccisi i figli appena nati, confrontandosi con un terribile senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze, il film, uscito nelle sale italiane il 27 aprile 2012 con la Distribuzione Fandango, è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 68 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film ha vinto 16 Premi in vari Festival Cinematografici italiani ed internazionali tra cui il Premio Tonino Guerra per la migliore sceneggiatura al BIF&ST di Bari per il film Maternity Blues, il Globo d'Oro della Stampa Estera in Italia come "Film da non dimenticare", l'"European Golden Globe" ad Andrea Osvart come attrice rivelazione per Maternity Blues, e sempre ad Andrea Osvart, il Nastro d'Argento dei Critici Cinematografici per l'interpretazione nel film. Nel 2014 realizza il documentario “Comm'è bella 'a muntagna stanotte” sulla lavorazione del film “torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Nel 2016 è autore e regista del film lungometraggio ”cronaca di una passione” dedicato ai suicidi di coloro che non hanno retto alla crisi economica. È stato inserito tra cinque film del 2017 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Il film è stato presentato in concorso ad Agosto 2017 al Festival del Cinema di Teheran (Iran) vincendo i premi come Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista (Valeria Ciangottini). Sempre ad Agosto 2017 all' “Eurasia International Film Festival” di Mosca il film ha vinto i premi come Miglior Film e Miglior Attore Protagonista (Vittorio Viviani).